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Archive for November, 2012

Feed your Head

I terribili fratelli Gallagher, nell’ormai lontanissimo 1997, cantavano in una delle loro b-side “Feed you head with all the things you need when you’re hungry” (Nutri la tua testa con tutte le cose di cui hai bisogno quando sei affamato), parafrasando, in qualche modo, il celeberrimo motto di Steve Jobs “Stay hungry, stay foolish”. Inviti a mantenersi affamati e a cibare la propria mente con il giusto carburante, metaforicamente o meno, per raggiungere le vette che ci siamo prefissati.
La frase del fondatore della Apple, alla luce di un nuovo studio pubblicato di recente sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, acquista un nuovo senso, mettendo in stretta relazione il cibo e la crescita cerebrale dell’essere umano. Secondo l’articolo, infatti, le abitudini culinarie dei nostri antenati, avrebbero aiutato lo sviluppo del nostro cervello, e, in particolar modo, la scoperta del fuoco avrebbe giocato un ruolo fondamentale anche in questo importante step evolutivo.
La neurologa brasiliana Suzana Herculano-Houzel sostiene, quindi, che se l’homo erectus non avesse iniziato a cuocere il cibo, il nostro cervello sarebbe ancora fermo alle dimensioni di quello di un primate. Mangiare cibi cotti, infatti, rende più semplice all’organismo trasformare le calorie in energia e, di conseguenza, alimentare il cervello rendendolo, come nel nostro caso, più grande rispetto alla media degli altri mammiferi.
Ovviamente, correre in cucina ad ingozzarci di ogni bene di Dio, non ci renderà dei novelli Einstein, ma potenziali portatori non tanto sani del più classico dei “mal di pancia”, tuttavia, è utile sapere che le buone abitudini alimentari non solo fanno bene al fisico, ma anche alla mente. Come dicevano i nostri antenati…Mens Sana in corpore Sano

http://www.repubblica.it/scienze/2012/10/25/news/un_cervello_pi_grande_dei_primati_dobbiamo_ringraziare_la_cucina-45172171/

Simone Vitillo

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“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. Albert Einstein

E’ un “errore” di pensiero che facciamo in molti … l’abitudine ci rende sicuri, protetti, quello che conosciamo diventa elemento integrante del nostro albergo genealogico emotivo ed in apparenza ci sembra di aver trovato l’equilibrio.
Equilibrio precario, che al primo colpo di vento, vacilla.
Negli ultimi anni siamo attraversati, soprattutto in Italia, da un malcontento sociale decisamente incidente sul quotidiano di ciascuno di noi; l’aridità sentimentale ed emozionale ha avuto la meglio sui rapporti sociali, la precarietà lavorativa e la sempre più diffusa mancanza di prospettive tangibili per il futuro inchioda i giovani ed i loro sogni, gli anziani stentano ad avere un’esistenza decorosa, le persone in necessità sociale non trovano appoggio; si urla sempre più prepotentemente alla CRISI e l’energia collettiva diventa sempre meno intensa e molto più buia.
Ecco che mentre ci si lascia assorbire da questo alone di negatività e malcontento si perde quindi, comprensibilmente, di vista uno dei grandi insegnamenti di uno dei padri fondatori della fisica e della filosofia del secolo scorso; Albert Einstein.
Einstein è stato capace di vedere sempre – è questa la grande rivoluzione di pensiero che ci ha lasciato in eredità e che dovremmo, per il nostro bene, continuamente emulare – il lato positivo di quello negativo.
Dai suoi scritti: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”.
“La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi”.
“ La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni”.
“L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza crisi non c’è merito, è nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze”.
Einstein propone l’azione con la consapevolezza di aver visto un bene anche nel male, e questo è e deve essere un grande insegnamento da non perdere mai di vista.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein

Deborah Brulard


Kris & Kris – new photos on 105!

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A me i denti…

Il 75% dei pazienti è spaventato, il 20% accusa sintomi somatici, il 15% incontra l’ansia: sono questi i preoccupanti numeri che arrivano dallo studio a postumi seduta dentistica.
Ebbene si, è un “incubo ricorrente” quello del sorriso smagliante: cura, prevenzione, ed estetica che si ottengono a caro prezzo, e non solo monetario.
In risposta ad una problematica, diremmo quasi nel più delle volte angosciante, arrivano le soluzioni degli esperti di ipnosi ericksoniana in riunione al Congresso Nazionale SIE: ad oggetto delle sedute, terapia miracolosa, si riconferma ancora una volta anche in questo ambito, la comunicazione.
E’ cosi che una delle situazioni di contatto più “umana” che conosciamo, la comunicazione appunto, in questi casi, costituita dall’intersezione di quella verbale a quella non verbale, tra paziente e odontoiatra, permetterebbe il rilassamento del paziente stesso facilitando gli interventi del medico.
“Ci serviamo principalmente della metodica conversazionale” racconta il Dottor Giancarlo Di Bartolomeo, odontoiatra, psicoterapeuta e Direttore del M. Erickson Institute di Torino , “ consistente in un intervento ipnotico che si avvale del linguaggio verbale e non verbale, che porta il paziente a una trance normalmente superficiale, ma già ovviamente più che sufficiente per poter svolgere il lavoro in condizioni favorevoli”.
Nessuna inconsapevolezza, o assenza temporanea comunque rassicura Di Bartolomeo: “ nella metodica utilizzata viene mantenuto un dialogo tra l’odontoiatra e il paziente; quest’ultimo durante tutta la seduta è sempre cosciente, vigile ed in grado di interagire in tutto e per tutto con il medico.”
E’ cosi che ansie, stress e paure vengono sconfitti con una tecnica ritenuta dagli esperti “naturale”.
Il paziente interessato viene prontamente guidato in uno stato di rilassamento tale da rendere notevolmente più agevole, e di conseguenza anche meno doloroso, qualsiasi intervento nel cavo orale.

…”Poteri” del dialogo …

Deborah Brulard

Fonte: Milton H. Erickson Institute di Torino.
http://www.ericksoninstitute.it/it/


I Predict a Riot

Nel vecchio cartone della Disney, “la Spada nella roccia”, un goffo e simpatico Merlino, sbandierava la sua capacità di “potere di vedere nel futuro, secoli e secoli nel futuro”, per poi essere ammonito da uno scontroso gufo di nome Anacleto, con quella che è diventata una battuta ormai storica: “ah ah ah, cala cala Merlino”. La premonizione, da sempre, è uno dei poteri o particolari capacità, che, chiunque, almeno una volta nella vita ha voluto avere, vuoi per “sfangare” un compito in classe difficile o per, come capitava a Tom Cruise in “Minority Report”, prevenire un crimine.
Spesso e volentieri, si guarda alla premonizione con profondo scetticismo, ritenendo sia scientificamente impossibile essere in grado di avere percezioni, che possano prevedere eventi futuri. Tuttavia, un team di ricercatori provenienti dalla Northwestern University, dall’Università della California e dall’Università di Padova, ha recentemente svolto uno studio approfondito su 26 casi presi in esame fra il 1976 e il 2010, arrivando alla conclusione che esiste, effettivamente, la possibilità che gli esseri umani siano in grado di predirre il futuro.
Prima che iniziate a lucidare la vostra fedele sfera di cristallo, occorre fare una doverosa precisazione: lo studio ha sì confermato che possiamo effettivamente avere delle premonizioni, ma che queste riguardano semplicemente eventi che si verificheranno nell’immediato. “L’Attività anticipatoria anomala”, così definita dalla dottoressa Julia Mossbridge, a capo del gruppo di analisi, è null’altro che l’insieme delle variazioni biologiche che subisce il nostro organismo prima di uno stimolo e che, opportunamente lette, porterebbero a prevedere il verificarsi di un evento prossimo.
Nonostante il ragguardevole risultato ottenuto dallo studio, la conoscenza effettiva di questo fenomeno è ancora lungi dall’essere compresa appieno e gli studiosi sono certi che, continuate opportunamente le ricerche, i legami fra premonizione e natura umana potranno essere finalmente svelati.

Simone Vitillo

http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/12_ottobre_26/premonizione-attivita-anticipatoria_826b5eda-1f67-11e2-8e43-dbb0054e521d.shtml?fr=box_primopiano